Dagospia

“Dagospia è una pubblicazione web di rassegna stampa e retroscena su politica, economia, società e costume a cura di Roberto D’Agostino, attiva dal 22 maggio 2000.

E’ un utilissimo bollettino d’informazione (leggete la scheda in Wikipedia), anche se lo stile di comunicazione è volutamente chiassoso e scandalistico; tuttavia vari scoop si sono dimostrati molto seri e documentati, rilevanti ed esatti, assai popolari per fortuna, specialmente nell’ambito dell’informazione italiana che spesso “tace” o subito “dimentica” importanti notizie e inchieste.

Qui riportiamo, nel nostro ambito “spettacolo” un’informazione resa pubblica solo grazie a Dagospia. Facendo notare come sia di primaria importanza leggere in questa pagina, e poi diffondere, un serio, attualissimo, aspro attacco di nemmeno 2 anni fa – siamo nel 2014, ora – dei “Cento artisti”: in relazione al “mercato” delle poltrone (oltre all’ambiguità dello sceneggiatore Stefano Rulli) esemplificato dalla ri-nomina al Centro Sperimentale Cinematografico di Caterina D’Amico, colei che, oltre al “potere”, ha l’ossessione di rendere minuscola la “D” maiuscola del suo nome. 

COMUNICATO DEI CENTO ARTISTI:

CATERINA D’AMICO

Nulla cambia al Centro Sperimentale.
Ci saremmo aspettati di meglio. Dopo il regno dispotico e incontrastato dell’ormai ottuagenario sociologo Alberoni, durato 10 anni, e la nomina di Stefano Rulli a capo della Fondazione, pensavamo di avere alle spalle il tempo in cui ci si insediava al Centro Sperimentale per meriti dinastici.

Vedi la nomina del genero del monarca Alberoni che tuttora è direttore della sede di Milano, della figlia dell’ex direttore del Mibac Rocca che si occupa di chissà che cosa, della cognata e di altri parenti del potente direttore generale Foti. Tutti allegramente assunti a tempo indeterminato, a infoltire un organico di 150 dipendenti che pesa sul bilancio della fondazione come una pietra.

FRANCESCO ALBERONI

A discapito dei compiti istituzionali della scuola e della cineteca. A discapito della funzione culturale che la fondazione dovrebbe svolgere nel depresso panorama del cinema italiano. Saputo della designazione del nuovo presidente ci siamo detti: adesso si cambia! Aria nuova al Centro Sperimentale! Era ora! Ma la delusione è stata immediata. Il presidente Rulli non era stato ancora nominato e già si occupavano le poltrone.

I criteri? Sempre gli stessi! Quelli del casato! Ma questa volta non c’è stato neanche il pudore di rispettare la forma. Di aspettare che si fosse insediato il nuovo consiglio d’amministrazione a cui spetterebbe il potere di nomina. Tutti al Centro Sperimentale sanno che è in arrivo il “nuovo” preside della scuola. Di chi si tratta? Ma naturalmente di un esponente di un casato.

STEFANO RULLI

E che casato! Rieccola la Caterina D’Amico. Dopo qualche anno, e dopo “appena” 20 anni passati a ricoprire la carica di preside, torna a fare la preside al Centro Sperimentale. La potente baronessa del cinema italiano ha già contrattato con Rulli il suo rientro. Vecchia amicizia la loro. Amicizia che aveva vacillato quando lui era stato indicato dal ministro Ornaghi candidato alla presidenza del Centro Sperimentale.

Proprio in quelle giornate la baronessa si era messa a raccogliere firme con l’aiuto dei suoi ex collaboratori di Rai Cinema per presentare una petizione e sfilare da sotto il culo la poltrona su cui il suo caro amico Stefano stava per sedersi a coronamento di una brillantissima carriera. L’amicizia era entrata in crisi. Ma il momento di attrito veniva superato di slancio. Perché farsi male a vicenda?

Infatti, da persone pratiche e intelligenti, si sono messe rapidamente d’accordo. Una carica per ciascuno e la pace è fatta! La D’Amico non perde tempo. Si sente di nuovo preside e subito opera da preside. Come? Ma naturalmente applicando con rigore le logiche del casato. Fa assumere una sua parente dando disposizioni all’accondiscendente direttore generale Foti di procedere alla stipula di un bel contrattino. Come si fa a dire di no alla baronessa? E i nominandi consiglieri Aldo Grasso, Nicola Giuliano e Carlo Verdone cosa fanno? Che dicono?

LORENZO ORNAGHI

Sono già diventati fantocci nelle mani del potente casato? Non dovrebbero essere loro, una volta nominati, a ratificare la carica di preside? Una carica così importante per la fondazione. Forse non sanno niente. Anzi, sicuramente non sanno niente. Hanno evitato di informarli. Magari qualcuno di loro avrebbe fatto qualche obiezione o avrebbe potuto avere un’idea diversa.

Magari proponendo un candidato più giovane, un artista, uno che viene dalla professione, così come il presidente, con idee innovative, che potrebbe portare nella didattica metodi e mentalità che corrispondano ai cambiamenti epocali che stanno sconvolgendo tutte le cinematografie del mondo. Meglio fare in fretta. Chiudere la porta prima che si apra. Il bisogno di cambiamento può aspettare.

Ci sono urgenze più impellenti. Accordi sottobanco da rispettare. Altri parenti da sistemare. Amici da collocare. Far trovare tutti di fronte al fatto compiuto! Cosa c’è di strano. Così fan tutti. Ma di Rulli non l’avremmo pensato. Per quanto in passato si era già dimostrato molto sensibile al fascino del temibile casato. Infatti faceva entrare nel direttivo giovani dei 100 autori il figlio della D’Amico senza che questi avesse scritto una sola riga. La motivazione ufficiale era: largo ai giovani! Diamo voce alle nuove generazioni!

ALDO GRASSO CRITICO TV

E adesso quale sarà lo slogan? Con quale iperbole motiverà la scelta del rientro sulla scena dell’anziana baronessa? Ma è facile! L’esperienza! “Il vero rinnovamento passa per l’esperienza che si è maturata nel passato!” Chi potrà obiettare qualcosa. Come si fa a contestare questa affermazione? In fin dei conti non è questa la linea di chi si oppone alla rottamazione? Basta cavalcarla e il consenso è assicurato.

Ma caro presidente Rulli le possiamo assicurare che da parte delle giovani generazioni di cineasti questo modo di agire ha un nome: restaurazione. E pensare che ci eravamo accesi di speranze quando dall’alto della sua carica di presidente dell’associazione 100 autori denunciava con i suoi colleghi i discutibili metodi di gestione della passata presidenza e indicava i veri obiettivi che dovrebbe avere il Centro Sperimentale.

Parlava di rinnovamento, di più risorse alla formazione, di cambiamento, di metodi di gestione da abbandonare, di amministrazione virtuosa dei soldi pubblici (breve inciso: ci faccia sapere, caro presidente visto che ha tutto il potere per farlo, quanto è costata al contribuente per tutti questi lunghissimi anni la residenza romana dell’ex presidente Alberoni: suite alla Residenza di Ripetta prenotata per 365 giorni l’anno e che veniva occupata dall’anziano monarca per non più di 20/25 giorni l’anno).

A proposito di metodi da abbandonare. Il neo presidente Rulli ha dimenticato la perla che ha posto il sigillo sull’esperienza a Rai Cinema della baronessa D’Amico? Peccato! Peccato perché è stata un’offesa rivolta a decine di giovani cineasti che impiegano anni per tentare di trovare un finanziamento per i loro progetti. E loro, sicuramente, la perla non l’hanno dimenticata. Ma ecco che è venuta in mente anche a lei. Ne eravamo certi.

CARLO VERDONE

Si, proprio quello! Il finanziamento di ben un milione di euro dell’improbabile film dell’amante bulgara di Berlusconi. Con tutto quello che ne è conseguito. L’aveva dimenticato? Aveva dimenticato lo scandalo sollevato dalla stampa? Noi no! Non lo abbiamo dimenticato. Ed è proprio questo che ci spaventa, caro presidente Rulli. Ci spaventa che tutto questo sia possibile dimenticarlo.

Ci spaventa il fatto che a personaggi di questa fatta venga affidata la responsabilità di formare giovani che dovrebbero avere fiducia nel futuro che li attende. Fiducia nella meritocrazia. Fiducia nelle persone che gestiscono la cosa pubblica. Fiducia che si possa gestire la cosa pubblica nella trasparenza. Che messaggio sta lanciando alle giovani generazioni? Come mai non si è guardato attorno, caro presidente Rulli?

Troverebbe una schiera di cineasti che stanno sperimentando un modo nuovo di fare cinema, che hanno un’idea del cinema che interpreta i grandi cambiamenti in atto nella società. Giovani che hanno maturato in Italia e anche all’estero esperienze didattiche importanti. Non ha mai pensato che nominare uno di loro alla guida della scuola potrebbe essere il segno di un vero superamento dei metodi che hanno portato la fondazione sull’orlo del baratro?

Non crede che un giovane valente studioso (non c’è che l’imbarazzo della scelta) possa ricoprire la carica di cinetecario con ben altro spirito d’iniziativa rispetto all’inerte, ma raccomandato, Magrelli? Non crede che sia doveroso immettere nell’istituzione che si appresta a governare energie fresche, libere dai condizionamenti dei casati, in grado di imprimere l’impulso necessario per aprire al cambiamento una istituzione appesantita da un passato che si ostina a proporsi come il presente?

MAGRELLI

Al Centro Sperimentale ci sono docenti di 90 anni, dal passato glorioso, ma che non sanno bene cosa stia accadendo di decisivo nel mondo del cinema. Altri ricoprono incarichi di docenza da 30/40 anni in modo continuativo. C’è un vicepreside ultrasessantenne ereditato dalla vecchia gestione e tra poco con la “nuova” preside si costituirà un bel binomio di 130 anni.

E’ un ristagno da cui, come vediamo, non può nascere niente di nuovo. Riesumare dal passato figure come la baronessa che hanno svuotato la didattica dei suoi contenuti etici e pedagogici affidando incarichi e responsabilità di docenza a parenti e amici, mariti e mogli. Non cada anche lei nella retorica che il cambiamento non si fa con i dati anagrafici o badando alle parentele. Noi ci sentiamo di dire che sicuramente non si va da nessuna parte con le logiche della restaurazione dei casati. E’ ancora in tempo, caro presidente Rulli. Ci smentisca! Ne saremo felici.

***

Smentita di Stefano Rulli? Ma quando mai!

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